Lele Mora: “A Novembre un libro sulla mia vita racconterà tutta la verità. Spero dopo di riscrivere la mia rinascita, ma oggi preferisco vendere me stesso”

 

“Il Papa non doveva accettare la sospensione delle messe. Mandiamo a casa Conte. Ci vogliono politici che sanno fare la politica”

“Sono contrario”alla scelta del governo di prolungare la sospensione delle messe “Bastava dire mantenete le distanze. Il Papa non doveva accettare” la decisione di Conte. “Secondo me questo governo ha fatto tantissime cose che non vanno bene” è quanto afferma Lele Mora in un’intervista con il giornale online “LaNotifica.it”. Oggi “le persone non hanno da mangiare, da vivere, non hanno soldi per andare a fare la spesa. Menomale che c’è la Caritas, la Croce rossa, menomale che ci sono persone che si danno da fare e regalano a queste persone qualcosa per poter andare avanti. Non è giusto – sottolinea – promettere 600 euro e darli a pochissime persone, non è giusto promettere 25mila euro a chi ha bisogno, per aprire e ricominciare a lavorare, e non darli a nessuno. Non sono delle case chiuse le chiese, le case chiuse c’erano una volta e c’è chi ha voluto chiuderle. Anche questa sarebbe una legge da rivedere”. Lele Mora anticipa nel corso dell’intervista video, in esclusiva, alcuni contenuti del suo libro, intitolato “Una vita in corsia di sorpasso”, in uscita a fine anno: “è una triade, tre libri che ho scritto piano piano, perchè per scrivere la mia vita ci vorrebbe un’enciclopedia. Io ho cercato di riassumerla in tre situazioni. La prima – racconta – è la mia giovinezza, quando sono nato. Io sono nato in un paesino in provincia di Rovigo da due poveri contadini, persone adorabili e stupende, che mi hanno dato un’educazione. Ho fatto le scuole elementari e le medie al mio paese e poi, non avendo i soldi per studiare sono andato in seminario dicendo che avevo la vocazione per farmi gesuita – forse la vocazione ce l’avevo prima ma alla fine ho capito che potevo donarmi al Signore in maniera diversa – I gesuiti in cinque anni mi hanno insegnato tante materie: il greco, il latino, la teologia. Ho imparato tante cose, ho imparato a vivere, ho imparato cosa vuol dire la sofferenza, ho imparato a studiare, perchè i gesuiti sono molto rigidi. Dopo cinque anni il fratello di mio padre che era un cardinale, ha fatto una grande donazione per sdebitarci di tutto il periodo del seminario. Tutti questi passaggi si trovano nel primo libro. Nel secondo libro passiamo a parlare del grande successo che poi è arrivato. Essendo fan di alcuni personaggi che io adoravo (Patty Pravo, Loredana Bertè, Nilla Pizzi, Moira Orfei…) sono andato a gestirli. Questo è stato un grande passo per la mia vita e ho capito che quella era la mia strada”. Intanto “mi ero diplomato alla scuola alberghiera e aveva iniziato ad insegnare in una scuola alberghiera a Bardolino, in provincia di Rovigo.  Mi sono iscritto all’università ho fatto Scienze della comunicazione, la trovavo una linea per me giusta. Sono partito per il mondo dello spettacolo. Lì ho conosciuto una grande donna che era Fatma Ruffini, che lavorava con la “Ricordi”, ufficio stampa di Lucio Battisti, anche lei stava incominciando a lavorare con Berlusconi, nel 1982 e io sono arrivato quando è arrivata lei. Grazie a lei, donna di grande spessore ho imparato tante cose e abbiamo realizzato tanti programmi di successo. Nel terzo libro ho parlato della mia decadenza, i problemi con la giustizia e i tradimenti. Nei tradimenti i fatti sono tutti veri, ma ho utilizzato degli pseudonimi. Chi conosce questo ambiente capisce benissimo chi sono le persone. E’ un libro che, secondo me, otterrà un bel successo perchè dirò di tutto e di più da Berlusconi, a Putin, a tutti i grandi artisti che ho gestito e dirò tutta la verità. Io spero, visto che mi sto rimettendo in gioco, dopo questo mio libro, di riscrivere la mia rinascita, rinascita non perchè ricomincerò a fare il lavoro di agente – certo se mi capita l’opportunità di lanciare qualche persona che ha delle doti e delle capacità lo faccio – però voglio darmi di più a quello che sto facendo in questo momento che sono direttore generale in due televisioni, una in Albania e una in Bulgaria, sono stato chiamato anche dalla tv di Stato spagnola Oggi vendo i miei programmi di successo, diciamo che vendo me stesso perchè gestire tante persone, essere a volte troppo disponibile” non ne vale la pena “quando avevo bisogno io, non sono stati leali. La riconoscenza è una parola che per certe persone nel vocabolario non esiste”. Infine una battuta sul prossimo anniversario del Grande Fratello: “Io tornerei a fare il primo Grande fratello, con gli sconosciuti che ti danno molto di più dei personaggi. I personaggi sono abituati alle telecamere e stanno attenti a tutto. Con l’emergenza covid e i locali chiusi, ormai è morto tutto. Non potrebbero fare nemmeno serate. Abbiamo un milione di persone a casa che stanno morendo di fame. Mandiamolo a casa Conte! – conclude. Non serve a niente, neanche è stato eletto dal popolo. Ci vogliono politici che sanno fare la politica, che lui tornasse a fare l’avvocato, o ad insegnare, tornasse a fare quello che faceva prima”.

Erika Ciancio

Erika Ciancio, giornalista iscritta all’Ordine del Lazio. Inizia la sua carriera presso giornali nazionali di cronaca e politica, specializzandosi nei rapporti di pubbliche relazioni con la stampa per personaggi pubblici, anche del mondo dello spettacolo, professionisti e politici nazionali. Esperta in strategie di comunicazione social, punto di riferimento per molti personaggi nei “piazzamenti” televisivi nazionali, radio, e giornali.