Valutazione di Impatto generazionale, dieci raccomandazioni al Governo per renderla operativa
Il Future Paper di ASviS e Save the Children individua principi, approcci e strumenti per rendere la valutazione degli effetti delle nuove leggi uno strumento efficace per tutelare gli interessi dei giovani e delle future generazioni
Giovannini: “Siamo alle soglie di una potenziale rivoluzione nelle politiche del nostro Paese: non si potranno più scaricare sui giovani e sulle generazioni future i costi di uno sviluppo insostenibile”
Tesauro: “La valutazione di impatto è un grande banco di prova per investire sul futuro mettendo finalmente al centro delle scelte i diritti fondamentali dei giovani e delle generazioni che verranno”
Dieci raccomandazioni per evitare che la Valutazione di impatto generazionale (VIG) delle nuove leggi resti solo sulla carta. È questo il cuore del Future Paper, presentato oggi a Roma da ASviS e Save
the Children, realizzato nell’ambito della partnership Ecosistema Futuro, che individua principi, approcci e
strumenti per rendere efficace la normativa approvata a novembre 2025, anche in vista della prossima adozione del DPCM del Governo, da cui dipenderà la reale efficacia della VIG nel processo legislativo e amministrativo.
L’introduzione della VIG rappresenta l’esito di un percorso istituzionale, a cui ha contribuito in modo
determinante l’Alleanza sin dalla sua fondazione dieci anni fa: è stata tra i principali sostenitori della riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione che nel 2022 ha introdotto “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse della future generazioni”, ponendo per la prima volta il futuro tra i compiti espliciti della Repubblica. Coerentemente con la modifica costituzionale, l’ASviS ha proposto anche l’introduzione della VIG, inserita ora nella Legge n.167/2025, frutto dell’iniziativa governativa e approvata lo scorso novembre, la quale impone un salto culturale nel processo legislativo. Richiamando la politica alla sua espressione più alta, cioè quella di riscoprirsi custode, e non proprietaria assoluta, delle risorse del nostro tempo, la nuova normativa afferma che “le leggi della Repubblica promuovono il principio dell’equità intergenerazionale” e introduce l’obbligo di svolgere in via preventiva una valutazione sugli effetti sociali e ambientali delle nuove normative proposte dal Governo sui giovani e sulle future generazioni, insieme alla Valutazione di impatto di genere (VIGE). L’auspicata adozione del DPCM attuativo e l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’Impatto generazionale delle leggi rappresentano i prossimi passaggi decisivi per tradurre la norma in pratica amministrativa. Il Rapporto, elaborato grazie al contributo di esperte ed esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari, propone dieci raccomandazioni per evitare che la VIG sia interpretata come un atto puramente formale: assumere la VIG come “un’infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo e garantire l’indipendenza tecnica degli organismi chiamati ad effettuare la valutazione; rafforzare le capacità del Parlamento di utilizzare la VIG anche nella fase emendativa e assicurare tempestività nella sua applicazione anche ai decreti-legge che determinano importanti effetti sui giovani e sulle future generazioni; potenziare dati, indicatori e modelli per valutare in modo
accurato gli effetti delle leggi, tenendo conto anche degli scenari demografici; promuovere la partecipazione dei
giovani in tutte le fasi del processo. Si sottolinea, infine, la necessità di una forte spinta culturale a sostegno delle
iniziative che si stanno attivando a livello locale.
Nel corso dell’evento, dal titolo “La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida
senza precedenti per l’Italia”, svoltosi presso l’Auditorium di Save the Children, il Future Paper è stato discusso da rappresentanti del mondo accademico e della società civile, esponenti politici nazionali e locali, tra cui la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione amministrativa, Maria Elisabetta Casellati.
“Nel nostro lavoro quotidiano in Italia, avvertiamo tutto il peso delle ingiustizie generazionali, soprattutto nei territori più svantaggiati, dove incontriamo ragazzi e ragazze presto indotti a rinunciare ai loro sogni e ai loro talenti. La Valutazione di impatto generazionale rappresenta uno strumento per tutelare concretamente i loro diritti e quelli delle generazioni che verranno”, ha affermato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children nel suo intervento di apertura. “È una sfida che dobbiamo raccogliere non solo a favore dei giovani ma con i giovani, facendo in modo che siano autentici protagonisti di questo percorso, in ogni sua fase”.
Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS ha illustrato il Rapporto notando che: “Quella dell’equità
intergenerazionale non è una questione simbolica, ma un principio che cambia il modo di disegnare e attuare le politiche pubbliche. Se applicata in modo rigoroso, impedirà che i costi economici, sociali e ambientali delle scelte di oggi vengano trasferiti automaticamente sui giovani e sulle generazioni future. Integrare stabilmente la prospettiva intergenerazionale nelle decisioni pubbliche non è solo una scelta etica, ma una condizione di razionalità economica e sostenibilità finanziaria”. Le tendenze di medio-lungo periodo e gli squilibri strutturali, come l’invecchiamento della popolazione e la crisi climatica producono impatti che si distribuiscono nel tempo tra le generazioni. L’Italia rischia una stagnazione prolungata legata a declino demografico, bassa produttività e ritardi nell’innovazione, ma dispone anche di concrete opportunità di sviluppo fondate su istruzione, lavoro di qualità, transizione ecologica, digitalizzazione e
inclusione sociale. Le scelte di oggi determineranno il futuro del Paese; per questo è fondamentale integrare l’equità intergenerazionale nei processi decisionali e legislativi, così da affrontare in modo sistemico rischi e opportunità. Il Rapporto illustra le esperienze maturate in diversi Paesi europei dove la prospettiva intergenerazionale è stata integrata strutturalmente nei processi decisionali, come ad esempio in Finlandia, Galles e Germania. A livello delle Nazioni Unite nel settembre del 2024 è stata adottata la Dichiarazione sulle future generazioni nell’ambito del Patto per il Futuro, mentre in ambito europeo si stanno affrontando diversi aspetti tematici e trasversali legati alla Strategia per l’equità intergenerazionale in fase di definizione. Tra gli obiettivi della Commissione vi è
l’introduzione di strumenti di analisi e valutazione già nella fase di disegno delle politiche e delle iniziative
legislative, nonché il rafforzamento di quelli esistenti, in un’ottica sistemica e di lungo periodo. In questa direzione, l’Italia può valorizzare anche le esperienze già avviate a livello territoriale da alcune amministrazioni locali, che hanno integrato la prospettiva intergenerazionale nei propri strumenti di programmazione.
“A partire dall’incontro di oggi, ci impegneremo affinché questo Rapporto sia la base di un confronto aperto tra le istituzioni e tutti gli attori sociali su un tema cruciale per il nostro Paese – ha dichiarato, concludendo i lavori, la Direttrice Ricerche di Save the Children Raffaela Milano -. La collaborazione tra ASVIS e Polo Ricerche di Save the Children proseguirà per accompagnare con altre analisi e proposte questo delicato processo di trasformazione delle politiche pubbliche”.
Il Rapporto è stato pubblicato come “Future Paper” nell’ambito dell’iniziativa Ecosistema Futuro, una
partnership nata a maggio 2025 che coinvolge oltre 60 soggetti, con l’obiettivo di mettere il futuro – o meglio, i futuri – al centro del dibattito pubblico (www.ecosistemafuturo.it). I Future Paper sono approfondimenti su tematiche relative agli studi di futuro, sulle opportunità e gli scenari futuri di specifici settori, territori, o aree tematiche.