“Rosanero”: il boss è nudo

In “Rosanero”Salvatore Esposito si trova intrappolato nei panni di una bambina di 11 anni. Il film in anteprima al Giffoni Film Festival

In “Rosanero”, tra le speciali anteprime del Giffoni Experince 2022, Salvatore Esposito torna a interpretare un boss del crimine organizzato. Fino a che, per una fatalità, non si ritrova nel corpo di una bambina di 11 anni, grande appassionata di danza classica. “All’inizio ero un po’ scettico”, ha raccontato l’ex Gennaro Savastano del serial Gomorra, “poi quando ho capito che avrei fatto il boss per cinque minuti e per il resto del film sarei stato una bambina di undici anni, ho accettato (…) Scelgo i progetti a cui prendere parte chiedendomi sempre quanto posso arricchirli, e soprattutto in base a quanto posso divertirmi”.

Rosanero
Materiale ad uso stampa

La piccola Rosetta, che per parte sua finirà nel corpo di Totò il boss (“un uomo solo che si è fatto scudo con la violenza e che, paradossalmente, è stato felice solo quando si è ritrovato nei panni di una bambina”), è interpretata dalla giovanissima Fabiana Martucci al suo esordio assoluto davanti alla macchina da presa: “Ho fatto cinque provini”, racconta, “E quando mi hanno detto che avrei recitato accanto a Salvatore Esposito sono rimasta a bocca aperta. Ero felicissima (…) Sul set mi hanno accolta tutti benissimo, Salvatore mi ha dato sicurezza e tanti consigli”.

Tra Esposito e Martucci è stato dunque feeling immediato. Lui conferma: “Quando l’ho vista per la prima volta ho capito subito che Rosetta sarebbe stata lei. Di Fabiana mi ha colpito la dolcezza. Lavorare con i bambini, in generale, è molto stimolante e istruttivo. Sono curiosissimi e poi sono degli stacanovisti, non si stancano mai”.

“Rosanero”, prossimamente disponibile su Sky e Now, è una produzione Vision Distribution. Dietro la macchina da presa c’è Andrea Porporati: “Il plot viene dal romanzo omonimo di Maria Tronca ma lì le due anime, quella del boss e della bambina, convivono in un solo personaggio. Nel film noi invece abbiamo optato per un vero e proprio scambio di vite e di ruoli”, spiega, passando quindi in rassegna le suggestioni che lo hanno ispirato nella messinscena: “Di scambi di ruoli, la letteratura cinematografica è piena, basti pensare solo a Il Principe e il Povero. L’aspetto interessante di Rosanero è che questo scambio avviene tra due persone non solo lontane anagraficamente ma di sesso opposto

E ancora: “Il senso profondo del film è che anche una cosa brutta come la camorra, vista attraverso lo sguardo di un bambino svela tutta la sua miseria e debolezza”. Con il loro sguardo senza sovrastrutture i bambini osano guardare, svelandone il ridicolo, lì dove gli adulti non si spingerebbero mai perché bloccati dalla paura: “Un po’ come nella favola di Hans Christian Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore”, nota Porporati, “Tutti abboccano all’inganno, solo un bambino ha il coraggio di far notare che il re è nudo”.

Rispetto alla fonte letteraria di partenza, “Rosanero” sposta tutta l’azione a Napoli. Salvatore Esposito è un vero mattatore: balla, parla con una tigre e ha collaborato anche alla sceneggiatura. “Nella scrittura ho trovato un’altra forma di racconto che mi è congeniale. Dopo l’estate uscirà il sequel de Lo Sciamano e sto vagliando diversi progetti seriali e per il cinema”.