Marco La Rosa: Mi piacerebbe tornare in Tv, ma quella di oggi mi annoia

Un fascio di muscoli ben scolpiti e un sorriso ammiccante da autentico siciliano. Marco La Rosa, che di immagine se ne intende avendo frequentato i salotti più in della Milano che conta, ha voluto trasportare il suo innato fascino sui lidi eoliani. Precisamente a Lipari, nella zona di Acquacalda, dove ha preso le redini del ristorante Aurora, fondato e gestito da sua nonna. Lo abbiamo incontrato.

Marco La Rosa
Marco La Rosa

Marco, cosa ha spinto un giovane siciliano a trasferirsi a Milano?

Credo soprattutto l’ambizione e la voglia di realizzarmi, prima con l’Università – ho frequentato la Bocconi – e poi dal punto di vista lavorativo. Vedevo in questa grande città metropolitana, nella sua mentalità accogliente cosmopolita, una realtà a me più congeniale. più all’altezza delle mie aspettative per il futuro, rispetto alle piccole realtà del Sud.

E poi, dopo anni di militanza in terra meneghina, il ritorno in Sicilia per prendere le redini di una tradizione di famiglia…

Sono tornato in Sicilia solo ed esclusivamente per amore di mia nonna, oggi splendida novantaseienne: sono follemente innamorato di lei, è lei che mi ha cresciuto. Il Beach Club che oggi mi onoro di gestire porta il suo nome, Aurora.E’ davvero una grande soddisfazione sapere che il suo nome, il suo marchio di fabbrica, continui ad essere sinonimo di successo sull’isola di Lipari, anche attraverso di me.

Il ristorante Aurora  qui a Lipari che significato ha per te?

Te lo dicevo un po’ anche prima: mi inorgoglisce tantissimo sapere che Aurora, ancora dopo sessant’anni, sia un nome di richiamo internazionale. E’ sicuramente un grande traguardo, ma mi serve anche da sprone per il futuro: per indole tendo sempre a volermi migliorare, e sogno di far diventare questa attività, che è un pezzo del mio cuore, ancora più importante.

Ristorante Aurora Acquacalda Lipari
Ristorante Aurora Acquacalda Lipari

Molti Vip sono rimasti deliziati dai tuoi piatti. Quanto e in cosa l’esperienza a Milano ha influenzato le tue scelte imprenditoriali?

E’ vero, sì. Negli anni abbiamo accolto tantissimi personaggi dello sport, della tv, ma anche della moda, ricordo solo Dolce&Gabbana e Giorgio Armani. Poi sì, indubbiamente Milano mi ha insegnato tantissimo, soprattutto ad affinare il mio gusto estetico e a sviluppare una certa, importantissima empatia con il cliente: per capire cosa vuole, come soddisfarlo, cerco sempre di mettermi nei suoi panni. E’ come se dovessi essere io il primo cliente di me stesso.

E anche tu sei stato “rapito” dalla tv. A quale esperienza sei più affezionato?

Indubbiamente “Uomini e Donne” è l’esperienza televisiva alla quale sono più legato, perché mi ha dato l’opportunità di conoscere persone fantastiche, Maria De Filippi su tutte, bellissima persona e grande conduttrice. Quella stessa esperienza rappresenta, però, anche il mio più grande rammarico: avrei potuto dare di più e, di contro, ci sono anche delle cose che tornando indietro non rifarei. Ma non mi biasimo, in fondo ero giovane. Se poi ci aggiungi il mio carattere istintivo, è fatta.

Marco La Rosa
Marco La Rosa

Come mai hai poi deciso di abbandonare le scene?

Guarda, io credo che ad un certo punto la popolarità che possono darti programmi come “Uomini e Donne” o i reality show in genere, da sola non basti. Se vuoi rimanere in tv devi studiare, ti devi sacrificare, devi avere fame di arrivare. Non era il mio caso: il mondo della tv mi affascinava, ma non così tanto da farne il mio futuro, io non ho mai voluto fare l’attore, per dirti. “Uomini e Donne” è stata una parentesi, certo piacevole ma solo una parentesi.

Se ne avessi l’occasione torneresti a fare tv? In un programma in particolare?

Ci tornerei, a patto però di portare qualcosa che ancora non c’è. I reality mi annoiano, sanno tutti di già visto. Mi piacerebbe piuttosto partecipare ad un programma in cui si raccontano storie di vita vissuta, di viaggi. Storie di persone che ce l’hanno fatta, nonostante tutte le difficoltà. Storie di persone che sono partite da zero per realizzare un obiettivo e hanno ancora tanti sogni nel cassetto.

ANDREA IANNUZZI