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Diciassette Bakery: dove il gluten free diventa un’esperienza di cuore, identità e libertà

Un progetto nato da un’esigenza autentica e trasformato in un luogo che va oltre il semplice concetto di ristorazione.Diciassette Bakeryè uno spazio in cui il senza glutine smette di essere una rinuncia e diventa scelta consapevole, emozione e condivisione. Tra cura estetica, serate a tema e un’identità forte e personale, ogni dettaglio è pensato per far sentire chi entra accolto, libero e, soprattutto, a casa. Abbiamo intervistato l’ideatrice:

Cosa ti ha spinto a creare una bakery bistrò completamente gluten free?

È nato tutto da un bisogno molto sincero: creare un posto dove nessuno si sentisse “diverso” o limitato nella scelta.

Il gluten free spesso viene vissuto come una rinuncia, quasi una seconda scelta. Io invece volevo che fosse esattamente il contrario: qualcosa di così buono da non far venire nemmeno il dubbio che manchi qualcosa.
La sfida più grande è stata proprio emotiva, oltre che tecnica. Non volevo semplicemente fare dolci senza glutine, volevo che fossero quelli che scegli anche se puoi mangiare tutto. Quando vedo persone che tornano e mi dicono “non si sente la differenza”, lì capisco che ho fatto centro.

Come descriveresti l’identità del tuo locale?

Diciassette Bakery è un posto che parla di me, senza filtri.
È accogliente, ma anche molto curato. Intimo, ma con carattere. È un luogo dove puoi entrare anche da solo e sentirti comunque “a casa”. Il complimento più bello che ho sentito farmi dai clienti è proprio questo ‘qui mi sento a casa !’
A chi entra per la prima volta vorrei far vivere una sensazione precisa: quella di fermarsi un attimo. Di respirare. Di concedersi qualcosa di bello, anche piccolo. Per me è questo il vero lusso oggi.

Le serate a tema sono un elemento distintivo…

Le serate a tema nascono dal cuore, prima ancora che da un’idea.
Sono tutte cose che mi emozionano: una serie TV, una musica, un’atmosfera che mi rimane dentro. E da lì costruisco tutto, come se per una sera il locale diventasse un altro posto, un piccolo momento di ‘vacanza’ a due passi da casa.
Mi piace vedere le persone che entrano e si sorprendono, che si divertono, che si riconoscono in qualcosa. Quelle serate creano connessioni vere, e per me sono fondamentali: danno anima al locale.

Quanto ha influito il tuo background da arredatrice?

Tantissimo, ma in modo molto istintivo.
Non ho progettato questo spazio pensando solo all’estetica, ma a come volevo che le persone si sentissero. Ogni luce, ogni colore, ogni dettaglio è stato scelto con quell’idea in testa.
Volevo eleganza, sì, ma senza freddezza. Volevo che fosse bello, ma soprattutto che fosse vissuto. E credo che questa cosa arrivi subito, appena si entra.

Il tuo progetto in tre parole?

Cuore, identità, libertà.
Cuore, perché tutto parte da lì, sempre.
Identità, perché non ho mai voluto imitare nessuno. Il format nasce 15 anni fa da un idea di mio padre e i miei fratelli, loro sono ad Ostia con Al Diciassette, e da lì ho spiccato il volo verso il mio concetto di ristorazione che non è solo qualità nel cibo ma vivere il momento ‘nel bello’ . Ho sempre pensato di volere un luogo dove una persona può venire anche sola perché se vuole può trovare ‘un’amica con cui scambiare due chiacchiere’.
Libertà, perché questo progetto è anche il mio modo di esprimermi, di cambiare, di evolvere senza limiti.