IL CASO “LIDL” APRE UN DIBATTITO: L’ITALIA HA PROBLEMI PIÙ SERI DEL COVID-19

E’ proprio vero, al destino non manca certo il senso dell’ironia. La prima volta che ho visto un post dedicato agli accessori “Lidl”, ho pensato a uno scherzo. Ciabatte e scarpe marchiate con il logo dai colori fosforescenti della nota catena tedesca mi sembravano una presa in giro. Questo fino a quando non ho capito l’amara verità.

Quelle inguardabili e incommentabili mise per i piedi erano prodotti reali, messi in esposizione nei vari supermercatI “Lidl” in tutta Italia e, cosa ancor più sorprendente, spariti tutti in soli pochi minuti a seguito di code anche di 50 persone in ogni  punto vendita. Persone in attesa di aggiudicarsi questi pacchiani articoli come ai tempi dei primi IPhone dinnanzi agli store Apple, o ancor peggio alle Poste negli anni ’80 quando venivano erogate in contanti le pensioni di anzianità.

Per carità, sull’immagine di ciabatte e sneakers nulla da ridire: i tedeschi di gusto se ne intendono come uno scolaretto alle elementari del Documento di Economia e Finanza o della Bolla Speculativa. Il punto su cui riflettere non è legato alla manifattura di questi oggetti degna di un TeleRatto.

Ma a preoccupare è l’ondata (anomala) di gente che si è riversata nelle code e poi negli scaffali dei “Lidl” per agguantarsi orgogliosamente le loro calzature brandizzate, dal supermarket, come nel terzo mondo quando gli africani si gettavano sui camion della distribuzione di acqua e cibo. Sbattendosene in questo caso, ovviamente, delle distanze sociali, del pericolo di contagio. Tutti ammassati come allo Stadio.

E che sia chiaro, si sono viste persone di tutte le età: dai più giovani agli anziani. Per lo più signori e signore tra i 30 e i 60. Quelli che dalla tastiera del loro computer, sui social, si scagliano quotidianamente con parole al vetriolo su tutto il mondo dando lezioni di vita per far rispettare le rogole anti-covid previste dai decreti, o a sperare nella chiusura dell’Italia intera per punire questo popolo indisciplinato. Ma per le scarpe della “Lidl” queste imprecazioni non valgono. Lì tutto si può.

Imbarazzante è dir poco. Soprattutto quando vedi queste scene e ti domandi: ma perché? Cosa passa per la testa di questi individui, disposti anche a mettere a repentaglio la loro salute e quella degli altri, per comprare quegli obrobri tedeschi? Oltre a fare delle figuracce nemmeno mancassero i negozi dove trovare quelle stesse calzature più o meno agli stessi prezzi e senza dover fare le ammucchiate! E con design decisamente migliori.

Questo dimostra solo una cosa: l’Italia ha problemi ben più seri del Covid-19. Problemi esistenziali di persone che sembrano apparentemente normali ma in realtà sono disadattate. E non per classi sociali. C’è chi è corso alla “Lidl” solo per il gusto di acquistare un paio di ciabatte brendizzate per poi fare post da denuncia sui propri profili social in sella alla propria Bmw.

Chi vince in questo circo penoso è solo la “Lidl” che con il nulla cosmico è riuscita ad avere una tale pubblicità che non avrebbe potuto pagare nemmeno investendo la nuova Finanziaria 2020. L’ignoranza trionfa senza sosta, forse la scienza dovrebbe preoccuparsi di coniare un vaccino adatto a questa forma mentis, indipendentemente da un virus pericoloso ma che ha i giorni contati. L’ignoranza, purtroppo, invece conta solo i danni che fa e che farà nel tempo.

ANDREA IANNUZZI

Andrea Iannuzzi

Andrea Iannuzzi, giornalista dal marzo del 2000, ma con radici nella radiofonia che nascono nel 1989, esperto di tv e spettacolo, con un passato anche nella moda come fotografo. E’ stato capo progetto e direttore artistico di varie trasmissioni televisive, e direttore di alcuni fra i più importanti giornali e magazine nazionali italiani. Ufficio stampa e responsabile della comunicazione di diverse realtà tra tv e spettacolo, Iannuzzi mastica il filone dei reality show, dei talent show e dei programmi di intrattenimento, approfondimento e informazione. Grande appassionato di politica italiana.